Il centrodestra reggerà l'urto?
La testuggine del Cav. va allo scontro frontale con le toghe e con il Pd
La collisione tra centrodestra e magistratura è già un fatto di cronaca, quella tra il Cav. e l’opposizione è stata sancita ieri dalla linea di frattura oltre la quale Walter Veltroni certifica la distruzione della “tela” del dialogo “strappata” dal Cav. Al di qua del confine c’è una maggioranza che si compatta come testuggine. Clicca qui e leggi Girotondo del Cavaliere Clicca qui e leggi Gira e rigira il fascismo è tornato e soli non ci ha lasciati Clicca qui e leggi Così il CaW entra nella sua fase notturna Lettori del Foglio on line, dite la vostra su Hyde Park Corner

Roma. La collisione tra centrodestra e magistratura è già un fatto di cronaca, quella tra il Cav. e l’opposizione è stata sancita ieri dalla linea di frattura oltre la quale Walter Veltroni certifica la distruzione della “tela” del dialogo “strappata” dal Cav. Al di qua del confine c’è una maggioranza che si compatta come testuggine. Al di sopra c’è il capo dello stato che ha ricevuto per quasi due ore il premier e non soltanto per parlare di Finanziaria. Si tratta di registrare se siamo di fronte a un incidente frontale prolungato tra istituzioni. E si può già cercare di comprendere se la maggioranza reggerà le conseguenze della detonazione. Il Cav. di questa stagione è il più forte in assoluto, non ha un Pier Ferdinando Casini a intralciargli il passo – il capo dell’Udc si ritrova oggi con Follini a rimpiangere il vecchio ruolo comune di disturbatori interni – ma nei prossimi giorni la sua rete di alleanze dovrà sostenere il peso dello scontro con l’opposizione (e forse con Napolitano). Non è il 2001, le critiche dell’Economist incontrano un’epidermide politica indurita dagli anni, ma la domanda c’è il centrodestra reggerà l’urto derivato dall’indisponibilità del Cav. a farsi maciullare per vie giudiziarie? Occhio alla Lega. E ad An, il cui leader occupa la terza carica dello stato.
Il corsivista Edmondo Berselli (gruppo l’Espresso) crede che “molto dipenderà dai rapporti tra istituzioni e leadership politica. Ammettiamo – dice al Foglio – che Napolitano si esprima in modo fermo contro il decreto sicurezza con tutto quello che contiene, a quel punto cosa può succedere?”. Risposta: “Esistono figure che di regola, per la carica ricoperta e per le ambizioni personali coltivate, sarebbero capaci di differenziarsi da Berlusconi”. Gianfranco Fini e Umberto Bossi. “Sono i rispettivi interessi politici che li muoveranno, semmai, ma al momento non vedo le condizioni per uno smarcamento”. Troppo forte il Cav. e troppo presto per rompere il sortilegio del suo “potere che cresce indiscusso”.
Il corsivista Edmondo Berselli (gruppo l’Espresso) crede che “molto dipenderà dai rapporti tra istituzioni e leadership politica. Ammettiamo – dice al Foglio – che Napolitano si esprima in modo fermo contro il decreto sicurezza con tutto quello che contiene, a quel punto cosa può succedere?”. Risposta: “Esistono figure che di regola, per la carica ricoperta e per le ambizioni personali coltivate, sarebbero capaci di differenziarsi da Berlusconi”. Gianfranco Fini e Umberto Bossi. “Sono i rispettivi interessi politici che li muoveranno, semmai, ma al momento non vedo le condizioni per uno smarcamento”. Troppo forte il Cav. e troppo presto per rompere il sortilegio del suo “potere che cresce indiscusso”.
Secondo Berselli “Fini si muoverà soltanto quando avrà constatato il proprio appannamento a Montecitorio o se la leadership romana di Alemanno non corrisponderà alle attese”. Ma non ora, non sull’emendamento che congela il suo processo. Idem per la Lega. Adesso al centrodestra va tutto troppo bene, come dimostra la Sicilia. L’illusione svanirà davanti ai guai economici”. Sintesi: “L’occasione fa l’uomo leader, oggi c’è solo Berlusconi, a destra nessuno si smarcherà da lui. Nessuna forma d’imprenditoria politica non in sintonia con quella del premier. Al limite si può immaginare – conclude Berselli – che con la rottura dei rapporti tra Pdl e Pd nascano difficoltà nei lavori di riforma istituzionale con riflessi sull’umore della Lega. Però stiamo ancora in mezzo alle nebbie”.
Alessandro Campi (fondazione Farefuturo, corsivista al Mattino di Napoli) si chiede retoricamente “quale problema possa avere il Cav. con un esecutivo più berlusconizzato di quello del 2001, vista la scelta ‘oculata’ dei ministri”. Ci sono però i partiti. “C’è un solo punto di resistenza immaginabile ed è la Lega. Ma non nella veste di una nuova Udc, soltanto per ragioni culturali”. Secondo Campi “il partito di Bossi è l’unica forza del centrodestra con un profilo identitario irriducibile”. Eppure sul tema della giustizia sta assecondando Berlusconi e non ha ragioni per cambiare contegno. “Roberto Maroni ha già saputo distinguersi, anche perché il Carroccio è uscito forte e vittorioso dalle ultime politiche e oltretutto non ha consuetudine con le battaglie contro i giudici”.
La Lega non intende sabotare il Cav. Dice infatti il bossiano Giancarlo Giorgetti, presidente della commissione Bilancio: “Il rapporto tra Berlusconi e Bossi è solido e, se pure noi abbiamo una specificità da difendere, da qui a immaginare una stagione di distinguo sul modello Udc ce ne passa”. La Lega ha delle gerarchie e in base a quelle lascia fare il Cav. “Esatto. Per esempio vediamo cosa esce dal decreto omnibus che sta andando in Consiglio dei ministri. Doveva esserci solo la sicurezza e invece sta entrando l’80 per cento del nostro programma di governo”. E “se non c’è il federalismo fiscale, la sicurezza, l’identità padana, allora sì che la Lega si smarca”. Ma se Napolitano dovesse intervenire contro l’iniziativa sulla giustizia? “Il rapporto tra Berlusconi e Napolitano ci riguarda e non ci riguarda”. Quanto ad An, partito tendenzialmente amico dei giudici, la sua classe dirigente mostra una sensibilità berlusconiana, come dice Maurizio Gasparri una volta uscito dal caminetto di consultazione del Cav: “Coesi e determinati. Basta leggere l’atto di ricusazione scritto dagli avvocati di Berlusconi per capire che alcuni giudici non meritano fiducia”. Potere del partito unitario? Silenzio, pare, dal presidente Fini.
Alessandro Campi (fondazione Farefuturo, corsivista al Mattino di Napoli) si chiede retoricamente “quale problema possa avere il Cav. con un esecutivo più berlusconizzato di quello del 2001, vista la scelta ‘oculata’ dei ministri”. Ci sono però i partiti. “C’è un solo punto di resistenza immaginabile ed è la Lega. Ma non nella veste di una nuova Udc, soltanto per ragioni culturali”. Secondo Campi “il partito di Bossi è l’unica forza del centrodestra con un profilo identitario irriducibile”. Eppure sul tema della giustizia sta assecondando Berlusconi e non ha ragioni per cambiare contegno. “Roberto Maroni ha già saputo distinguersi, anche perché il Carroccio è uscito forte e vittorioso dalle ultime politiche e oltretutto non ha consuetudine con le battaglie contro i giudici”.
La Lega non intende sabotare il Cav. Dice infatti il bossiano Giancarlo Giorgetti, presidente della commissione Bilancio: “Il rapporto tra Berlusconi e Bossi è solido e, se pure noi abbiamo una specificità da difendere, da qui a immaginare una stagione di distinguo sul modello Udc ce ne passa”. La Lega ha delle gerarchie e in base a quelle lascia fare il Cav. “Esatto. Per esempio vediamo cosa esce dal decreto omnibus che sta andando in Consiglio dei ministri. Doveva esserci solo la sicurezza e invece sta entrando l’80 per cento del nostro programma di governo”. E “se non c’è il federalismo fiscale, la sicurezza, l’identità padana, allora sì che la Lega si smarca”. Ma se Napolitano dovesse intervenire contro l’iniziativa sulla giustizia? “Il rapporto tra Berlusconi e Napolitano ci riguarda e non ci riguarda”. Quanto ad An, partito tendenzialmente amico dei giudici, la sua classe dirigente mostra una sensibilità berlusconiana, come dice Maurizio Gasparri una volta uscito dal caminetto di consultazione del Cav: “Coesi e determinati. Basta leggere l’atto di ricusazione scritto dagli avvocati di Berlusconi per capire che alcuni giudici non meritano fiducia”. Potere del partito unitario? Silenzio, pare, dal presidente Fini.
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